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Free camping alla Laguna del Mort

Free camping alla Laguna del Mort

Informazioni sul progetto

DATA: Agosto 2013

PARTECIPANTI: Valentina Camillo, Federica Menin, Laura Lovatel, Giulia Gabrielli, Enkli Doja, Johannes Abendroth, Giulia Testori, Špela Volčič.

Questo ‘free camping’, composto da personalità eterogenee, ci ha permesso di mettere a confronto l’esperienza sul campo cioè scoprire con profondità la laguna in prima persona includendo nella nostra visione il progetto Valle Ossi. I giorni di campeggio alla laguna del Mort sono stati il modo per avvicinare naturalmente le nostre vite ai ritmi della vita di quel luogo in un aggiustamento graduale alle sue peculiarità. È emersa la vastità fisica di quell’area e le possibilità di sperimentazione che questa può ospitare.

Quello che ci ha accompagnato in questi giorni a tratti intensi e a tratti rallentati è stato un continuo dialogo tra sforzo corporeo e sforzo immaginativo, e l’idea è che proprio l’intreccio dei due possa essere una delle vie da seguire per allargare le questioni e le urgenze legate alla laguna del Mort e ai suoi dintorni anche al di fuori di noi. Una riproduzione della vita quotidiana lenta, a volte lentissima, a volte faticosa, ma alleggerita dalla divisione dei compiti non assegnati, un lusso se vogliamo che ci si può permettere in modo estemporaneo in una società fondata su di un lavoro che scarseggia e latita ma che ti tiene comunque ancorato all’idea di poterlo trovare se concentri tutte le tue energie nel cercarlo. Durante la passeggiata verso la foce si respirava davvero un odore di ‘frontiera’, da un lato Jesolo e il suo sviluppo architettonico massivo e dall’altro la laguna con le sue costruzioni spontanee in legno, risultato dell’accordo tra il fare umano – legato alla propria protezione e sussistenza, alla necessità di vivere comodamente un luogo e farlo proprio, al di là di una logica di proprietà bella – e il luogo che lo ospita temporaneamente. Così come la ‘necessità’ di immaginare delle maschere mitiche della laguna attraverso un impulso biologico alla figurazione. Questo impulso si manifesta anche là dove il corpo umano si è sempre appropriato del caos eidetico che il suo ambiente “naturale” gli offre, nella forma della maschera che gli copre il viso, e più generalmente nel portamento o movimento delle sue membra che seguono le linee plastiche che la materia suggerisce.
Ma questo impulso a figurare e a creare figure, una volta riconosciuto come ambizione del bios deve essere calato nella storia e nella condizione pratica della sua realizzabilità per essere interpretabile in maniera non-archetipica. Si pone allora la domanda: per quale ragione noi, qui, ora, figuriamo come alberoanimalebipede? quali sono le condizioni ambientali che fanno nascere questa immagine, che fanno nascere il desiderio nel corpo umano di seguire e di immedesimarsi con il corso della materia che è giocosa trasformazione?

Attraverso questo percorso fisico e immaginativo molti quesiti sono emersi su questo luogo, come si presenta ora ai nostri occhi, sulle sensazioni che ne derivano e lo abbiamo immaginato in un futuro non troppo lontano.

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